i 15 comuni CEV 2016


Cison di Valmarino è un comune di 2 700 abitanti. 

Fu per secoli la piccola capitale della contea dei Brandolini.

Il castello omonimo e un numero cospicuo di palazzi signorili distinguono Cison dal resto dei paesi della vallata. Il Castello Brandolini sorge su di un costone, e domina la vallata che va da Vittorio Veneto a Follina.
Dal 1200 al 1300 fu posseduto dai Vescovi di Ceneda per poi passare ai caminesi. Nel 1436 passò ai Veneziani, che concessero il feudo ai capitani di ventura Erasmo da Narni e Brandolino Brandolini. Quest'ultimo ne divenne primo conte riscattandolo dal Gattamelata.
La struttura fortificata contiene all'interno un grosso complesso residenziale, ampliamenti sono stati fatti nel '500 e '700. La struttura di proprietà privata è ristrutturata, e il complesso è stato rinominato "Castelbrando".

Cison era nota in passato per la presenza di una serie di mulini alimentati da un sistema idraulico che deviava le acque dal torrente Rujo.

In questi ultimi anni il paese è al centro di manifestazioni di riscoperta dell'Artigianato e di recupero della Via dei Mulini. Il castello domina il paese, mentre la  Chiesa Arcipretale domina la piazza centrale del paese, e la sua nobile architettura settecentesca è impreziosita dalle statue dello scultore ottocentesco Marco Casagrande nativo della Valmarena. Al suo interno pitture a fresco e le pale dell'altare sono di Egidio Dall'Oglio pittore qui originario, mentre la pala del Transito di San Giuseppe viene attribuita a Francesco Fontebasso. Nella cappella centrale di sinistra vi è il Mausoleo marmoreo di Guido Brandolini scolpito da P.Baratta.  

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Colle Umberto è un comune con una popolazione di 5 190 abitanti.

Denominato "Colle" fino al 1867 (proprio per la sua
posizione arroccata sulla collina) assunse in quell'anno il nome attuale, in seguito alla visita del Re d'Italia, Umberto I. Colle e la frazione di S.Martino sono posti su due colli di origine morenica a 145 metri sul livello del mare a circa 10 chilometri dalle Prealpi Venete.

Fu abitato fin dalla preistoria, come attestano numerosi reperti archeologici risalenti alla civiltà paleoveneta, mentre in epoca romana passava nel suo territorio un'arteria di grande comunicazione che univa i grossi centri di Oderzo e Ceneda.
L'amenità del territorio fu motivo sufficiente per fondare un'abbazia (ora sede municipale purtroppo completamente riedificata) intitolata a San Pietro Apostolo in Colle, ad opera dei Padri Crociferi, ai quali successero i Benedettini di Pomposa che operarono a Colle già nel 1074.

Il primo documento in cui si parla del Monastero di S.Pietro di Colle è una bolla di papa Anastasio IV del 1154 con cui si dirime una controversia insorta tra i Canonici della Cattedrale di Ceneda e i monaci benedettini confermando all'abbazia pomposiana il possesso di "S.Petri in Colosis".

Nel corso del XIV secolo, in seguito alla decadenza di Pomposa, venne trasformata in Abbazia commendataria; nel 1561 uno degli abati commendatarii fu il cardinale S.Carlo Borromeo. Colle e S. Martino fecero parte del feudo dei Caminesi fino al 1337 quando passarono sotto il dominio di Venezia per rimanervi fino al 1797.

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Famosa per aver dato i natali al celebre artista Giambattista Cima (XV sec.), Conegliano sorge in una posizione privilegiata a ridosso delle Prealpi Trevigiane.

La città attualmente conta circa 36mila abitanti (è il secondo centro abitato della provincia, dopo il capoluogo Treviso, con una densità demografica molto alta, di circa 2.000 abitanti per chilometro quadrato, essendo la gran parte del territorio comunale collinare, a verde o agricoltura) ed è punto di riferimento con i suoi servizi per un contesto “metropolitano” di circa 100mila abitanti.

Favorita dalla posizione baricentrica tra Venezia, Udine e Cortina, la Città ha sviluppato nel tempo sia il settore industriale, diventando centro di riferimento del Distretto dell’Inox Valley in particolare con la produzione degli elettrodomestici (Zanussi, poi Electrolux, altri), sia il settore agricolo, diventando insieme a Valdobbiadene il riferimento del distretto del prosecco doc, ora docg, sia il terziario (a Conegliano sono presenti scuole di ogni ordine e grado (12mila studenti nel complesso), l’Università di Padova (laurea in Scienze e tecnologie viticole ed enologiche, tecnologie del legno, terapia occupazionale, fisioterapia, infermieristica, assistenza sanitaria, con oltre 1.000 studenti universitari iscritti); servizi pubblici di eccellenza (Ospedale e Distretto sanitario, Commissariato di Polizia, Comando Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco, Agenzia delle Entrate, Servizi per l’Impiego, cittadella comunale dello sport e palasport da 5.000 posti a sedere (Zoppas Arena), un settore del commercio molto vivace, servizi privati di grande profilo (1 sportello bancario ogni 600 abitanti; scuola e medicina privata).
Per dare un’idea della forza economica della città basti pensare che al mandamento di Conegliano fanno riferimento oltre 16mila partite IVA (circa 1 ogni 6 abitanti), per un fatturato complessivo che si assesta sui 12miliardi di euro. In questo ultimo decennio la Città ed il suo territorio hanno avuto un grande sviluppo soprattutto nel settore vitivinicolo. 

Conegliano dedica circa il 30% del territorio comunale a vigneti, con una dimensione media degli appezzamenti di circa 1 ettaro, distribuiti in modo generalmente uniforme sulle colline di Conegliano, tanto da caratterizzare fortemente la struttura ed i caratteri identificativi del paesaggio.

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Farra di Soligo è un comune di 9 014.

Il territorio del comune è delimitato a nord da una catena di colli, ai piedi dei quali si collocano i centri abitati, in un'area che si fa pianeggiante e che ad est è lambita dal fiume Soligo.

Farra sorse forse in epoca longobarda. Nel secolo IX faceva parte della Marca trevigiana e nel secolo successivo entrò nel territorio della Contea vescovile di Ceneda. Nel secolo XIII fu data in feudo ai Da Camino, dai quali passò nel 1321ai conti di Collalto, che a loro volta nel 1337 la cedettero a Venezia. I Da Camino del ramo di Ceneda di Sotto tentarono fino al 1422 di contrastare Venezia e di riprendersi Farra.

Dal secolo XIV Farra, con le “ville e regole d’oltre Piave”, apparteneva al distretto del comune di Treviso e vi rimase anche dopo che la capitale della marca passò alla repubblica di S. Marco. Fino alla caduta della serenissima la frazione più popolata era Soligo, seguita da Col S. martino e Farra. Dalla seconda dominazione austriaca (1816) ad oggi Col S. martino ha raddoppiato la popolazione nei confronti delle altre due frazioni. Nel 1797 le tre comunità, gia appartenenti alla Podestaria di Treviso, distretto di Valdobbiadene, furono assegnate al distretto di Treviso per passare a quello di Ceneda, cantone di Valdobbiadene, nel 1807.

Farra ottenne l’autonomia amministrativa con le frazioni storiche di Col S. martino e Soligo nel 1816 e da allora appartiene al mandamento di Valdobbiadene.

Pare che la prima comunità cristiana del luogo si sia sviluppata alle pendici del colle di S. Giorgio intorno alla chiesa omonima. Nel 1300 Farra e Credazzo figurano rispettivamente regola della pieve di Sernaglia; quindi i due abitanti formavano due regole distinte con amministrazioni separate per dirigere il patrimonio ed i beni della rispettiva comunità.

Parlando di Farra di Soligo, non si può non fare almeno un accenno alla sua famosa “Piéra”, detta anche “Piéra dei mat” perché, secondo il detto popolare, avrebbe il potere di far uscire il senno chi incautamente dovesse calpestarla o toccarla. 

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Follina è un comune con una popolazione di 3 910 abitanti.

È un piccolo paesino adagiato ai piedi delle Prealpi Bellunesi, la cui cornice storica ed paesaggistica ne fanno uno tra i più amati e frequentati centri storici della Marca Trevigiana.
Ospitato da una Vallata verdeggiante, ricca di boschi, sorgenti d’acqua e vigneti rigogliosi, territorio intriso di storia e terra d’origine di importanti dinastie nobiliari che fecero la storia della Serenissima Repubblica di Venezia, il territorio di Follina costituisce, con i suoi palazzi storici, gli antichi luoghi di culto e i sentieri naturalistici da cui è percorso, meta amata per coloro che desiderano passare una vacanza all’ insegna della cultura, del relax e dell’attività fisica tra il verde delle sue colline.

Il piccolo centro lega la sua storia alla nascita dell’abbazia di Santa Maria, di fondazione benedettina altomedievale, ma che probabilmente vede ancor prima la presenza di ulteriori insediamenti umani di epoca preistorica (circa 120.000 a.c.) e poi romana, testimoniata quest’ultima dal ritrovamento di tratti di un camminamento che ormai tesi accreditate attribuiscono alla Claudia Augusta Altinate, importante via di comunicazione romana di tipo militare.

Intorno alla metà del XII secolo ai monaci Benedettini subentrarono i Cistercensi, che ripresero il complesso monastico nei modi e nello stile loro proprio, facendolo diventare il gioiello architettonico di rara conservazione che oggi tutta Italia ci invidia. Furono proprio i monaci Cistercensi che avviarono a Follina la lavorazione dei panni lana e che iniziarono quel dinamismo operante nella Valmareno nel settore tessile – laniero in età medievale e moderna.

 E' tuttavia a partire dalla seconda metà del XVII secolo che si registra la maggiore attività nel comparto. Una passeggiata per le via di Follina permette di ammirare i pregevoli edifici del centro storico nati proprio nell’ambito di questa attività industriale: palazzo Barberis – Rusca, palazzo Bernardi, palazzo Tandura e l’ex lanificio Andretta di epoca ottocentesca, notevole esempio di archeologia industriale.

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Miane, capoluogo comunale, è formato da tre grosse borgate (Miane, Visnà, Vergoman) situate nella verde convalle in cui termina la Vallata, prima della sella di Combai.

La popolazione di Miane attualmente è di 3.372 abitanti.

Alle spalle del paese, verso le vette prealpine salgono diverse vallette cosparse di “cason”, fienili e stalle, segnali tangibili delle attività a cui, per molto tempo, si sono dedicati i Mianesi: agricoltura, allevamento ed alpeggio. Più in alto, le cime dai nomi antichi e suggestivi: il monte Crep (m. 1346), la Croda Maor, Salvedela (m. 1286), il monte Corno, il Cimone (m. 1438). Da queste vette nelle giornate limpide, si può scorgere, ad occhio nudo, la laguna veneta. 

Miane, antico “pagus” romano, deve forse il suo nome ad “Aemilius”, un veterano romano. La Pieve di S. Maria di Miane risalirebbe all’VIII-IX secolo, ancora prima della fondazione del monastero di Follina (sec. XII). Dalla Pieve di Miane dipendevano le cappelle circostanti di Visnà, Vergoman, Combai, Campea, Premaor e Col. Nel basso Medioevo importanti erano i rapporti socioeconomici con l'abbazia di Follina. Dal 1100 Miane fece parte del feudo della Valmareno e ne seguì gli ordinamenti fino alla caduta della Repubblica Veneta, nel 1797; durante la successiva dominazione austriaca dipese da Valdobbiadene. 

Ai pesanti tributi in vite umane, stenti e distruzioni delle due guerre mondiali seguirono i duri anni dell’emigrazione a cui dovettero ricorrere molti Mianesi. Un riferimento all’anno 1956 può dare l’idea dell’importanza del fenomeno: su 3735 abitanti, quasi 1000, tra stagionali e permanenti, lavoravano all’estero. Ma con gli anni Sessanta, iniziò il lento ritorno, con la ripresa economica, le tante casa da costruire, l’avvio verso un certo benessere.

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 Pieve di Soligo è un comune in provincia di Treviso, con una popolazione di 12.178 abitanti. Il nome attuale deriva dall’antica “pieve” civile di Soligo, che nel XIII secolo venne divisa in diverse entità amministrative dai cui derivarono la Pieve del Trevisan, sulla riva destra del fiume Soligo e la Pieve del Contà, sulla riva sinistra dell’omonimo fiume.

Il suo territorio, per 2/3 pianeggiante e 1/3 collinare, è bagnato dai fiumi Soligo e Lierza. Si trova sulla Strada del Prosecco, una delle prime strade del vino create in Italia.

Pieve di Soligo, per la sua felice posizione geografica, viene definita “la perla del Quartier del Piave”.
Il capoluogo e le due frazioni di Solighetto e Barbisano, nonostante le devastazioni della Prima Guerra Mondiale, offrono scorci paesaggistici e bellezze architettoniche davvero interessanti.

Le rive del fiume Soligo possono essere percorse sia a piedi che in bicicletta per rilassanti passeggiate offrendo angoli caratteristici sia dal punto di vista paesaggistico che storico.

Il centro di Pieve di Soligo è caratterizzato dalla presenza di alcuni interessanti edifici: la seicentesca villa Chisini-Daniotti, i coevi palazzo Ciassi e Morona, con la chiesetta barocca della Madonna del Carmine, palazzo Balbi Valier del XIX secolo, e l’adiacente Borgo Stolfi.
Verso la piazza si trova l’ottocentesca Loggia dei Grani, in piazza Vittorio Emanuele II sorge l’edificio delle ex scuole elementari e del Municipio.

Le colline di Solighetto offrono in tutte le stagioni straordinarie opportunità di contatto con la natura e punti di osservazione sulla pianura e sulla corda collinare che precede le Prealpi Trevigiane da Vittorio Veneto a Vidor, da Follina a Cison.

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ll nome di Refrontolo deriva dal latino Ronco (luogo disboscato, dissodato) e Frontulo (indicazione topografica che fa riferimento ad una zona boschiva) come dire villaggio tra colline boschive.

Il territorio di Refrontolo è stato prima terra di proprietà dei Longobardi poi, nel secolo IX demanio dello Stato e nel secolo X terra del feudo del vescovo bellunese Giovanni II. Il primo documento nel quale si parla del villaggio di Refrontolo risale al 1075. In tale documento, denominato "Traditio Avasia", si fa riferimento ad un Turingo, longobardo di nazione, il quale dona al monastero dei Santi Candido e Corbiniano di Innichen e al suo abate, vescovo di Frisinga, diversi beni compreso tutto il beneficio della chiesa in (Ronco Frontulo) Refrontolo e quattro poderi (massilicas IIII) situati nel medesimo villaggio.

 Il nome attuale di Refrontolo appare solo in documenti del 1540. Nei documenti medievali il villaggio viene chiamato in diversi modi: Roncum Frontulum, Ronco Frontulo, Roncofrontolo nel 1128 e Refrontali nel 1266. Gli abitanti di Refrontolo il 2 gennaio 1266, riuniti in assemblea, giurano fedeltà al podestà del comune di Treviso, vincitore dello scontro politico fra il Comune di Treviso, i caminesi e il vescovo di Belluno per il controllo del territorio del Quartier del Piave. 

Con decreto 22.12.1807 firmato da Napoleone, Refrontolo venne elevato per la prima volta a Comune autonomo. Nel 1810 perde però temporaneamente la sua autonomia per essere accorpato a San Pietro di Feletto, dal quale si distacca nel 1819 riacquisendo l'autonomia di Comune capoluogo con aggiunte le frazioni di Barbisano e di Collalto. Quest'ultima si stacca nel 1889 per unirsi a Susegana. Refrontoplo riacquista l'autonomia solo nel 1946 perdendo però la frazione di Barbisano. 

La popolazione di Refrontolo oggi conta 1.800 abitanti.

Il territorio di Refrontolo si estende tra un susseguirsi di colline con suggestivi paesaggi viticoli lungo la valle del Crevada e naturalistici nella parte a nord ove esiste una buona rete sentieristica. Refrontolo, terra di buon vino e di buona cucina offre 1000 posti a sedere tra agriturismi, trattorie e ristoranti, ma è anche terra di personaggi famosi come l'Abate Domenico Capretta, l'Astronomo Anton Maria Antoniazzi e i pittori Emma Ciardi, Pietro Dalle Cesta e Angelo Lorenzon.

Nei pressi del centro del paese si può, oltre che assaggiare buoni vini presso l'antica "Osteria Al Forno" e vedere la Villa Battaglia-Spada del secolo XVII° e il panoramico Tempietto Spada. Proseguendo poi verso Solighetto, si può deviazione all'incantevole Molinetto della Croda del XVII secolo.

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San Pietro di Feletto è un comune di 5.334 abitanti.

È collocato a ridosso della dorsale Pedemontana sui soleggiati colli che si scorgono a nord di Conegliano.
Feletto deriva dal latino "felix-icis", luogo ove abbondano le felci; infatti la zona era un tempo ricoperta da boschi ricchi di felci e di piante d'alto fusto: faggi, castani, roveri (riservati per l'arsenale di Venezia), ontani, aceri, betulle.
Non mancavano tuttavia le superfici di terreno ricche di piantagioni di olivi e di viti, al punto che anche il doge di Venezia Francesco Foscari faceva cenno in una epistola del 1431 al “buon vino del Feletto”.

La storia di questo territorio, di vocazione vitivinicola, comincia col cristianesimo verso il IV-V secolo, quando fu eretta la chiesa dedicata a San Pietro Apostolo, probabilmente sulle fondamenta di un precedente tempio pagano.
Oltre che sul Feletto vero e proprio, la pieve si estese fin da principio su un territorio assai più vasto divenendo la casa della plebe cristiana di tutto il distretto comprendente anche Formeniga, Collalbrigo e Refrontolo.

Di epoca più recente, ma di rilevante importanza storica, la presenza in località Rua di Feletto di un Eremo Camaldolese sorto sul Colle Capriolo nella seconda metà del Seicento ed oggi adibito a Sede Municipale.

La storia dell’eremo iniziò nel 1670 allorchè il patrizio veneto Alvise Canal donò ai monaci eremiti di San Romualdo un’altura con annesso palazzo nobiliare. I monaci vi costruirono intorno la chiesa, 14 cellette, ognuna con il giardino, l’orto, i muretti divisori, i servizi e le mura claustrali. L’eremo divenne meta di pellegrini e uomini di cultura che ne apprezzarono la suggestiva ubicazione collinare e la ricca biblioteca.

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San Vendemiano è un comune di 10.107 abitanti.

Il territorio, già coinvolto nella centuriazione romana, passò poi sotto i Longobardi. Sconfitti nel 774 dai Franchi, divenne feudo del vescovo-conte di Ceneda sotto la giurisdizione della pieve di San Fior.

Nel 1170 seguì le sorti di Conegliano e passò sotto il comune di Treviso. Un documento del 1261 testimonia che all'ottavo centenaro appartenevano le regole di Santo Stefano di Montesella, San Giorgio di Montesella, San Nicolò di Montesella, San Vendemiano, Crusniga, Saccon e Fossamerlo, mentre al sesto apparteneva la regola di Zoppè. Nel1314, invece, sono citate le regole di San Vendemiano, Crusniga, Lacere, Fossamerlo e Zoppè, ancora sotto la pieve di San Fior.

Nel 1339 San Vendemiano diviene parte della Serenissima rimanendovi, con alterne vicende, sino al 1797. Questo periodo di stabilità e benessere economico e sicurezza militare permise un relativo sviluppo economico legato all'insediamento di latifondisti veneziani, quali i Lippomano. Allora il territorio rientrava nella podesteria di Conegliano.

Dopo la parentesi napoleonica, San Vendemiano diventa definitivamente parte del Regno Lombardo-Veneto e il 4 aprile 1816 viene istituito il Comune, coincidente con l'attuale.

Il comune di San Vendemiano consta di tre parrocchie, dunque ha tre chiese principali.

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Posto sulla riva del Fiume Piave, il territorio del Comune di Susegana, per la sua posizione dai facili guadi, conobbe i primi insediamenti umani fin dall'età del Bronzo.
Fu in seguito il flusso commerciale risalente la valle del Piave ad attirare la colonizzazione romana, che segnò il sito con i toponimi di Susegana e Mercatelli. Quest'ultimo, tra la collina di Colfosco e il greto del Piave, indicava la "Via dei mercanti" che univa la città lagunare di Altino con la zona Alpina.

Il nome Susegana può essere fatto risalire al periodo della colonizzazione romana dell'intera Sinistra Piave. Dalla parcellizzazione dei terreni da bonificare, che venivano dati in premio agli ex soldati trasformatisi in agricoltori, spesso prendeva nome l'appezzamento che veniva iscritto a catasto: Susegana non significherebbe altro che "terreno appartenente al signor Sosus o Sosius".
Altre fonti attribuiscono al nome un'origine germanica, attribuendola alla presenza del segmento germanico "sig" nell'antico toponimo "Susigana", collegandola ad una remota vittoria o ad una fortezza.
La zona fu comunque interessata con ampia portata dalla colonizzazione romana e in età imperiale il territorio fu attraversato da due importanti arterie stradali: la Claudia Augusta e la Opitergium-Feltria-Tridentum, che si incrociavano e sovrapponevano nel tratto Colfosco-Oratorio di Sant'Anna, posto quest'ultimo dove il Soligo confluiva nel Piave.

Il territorio comunale di Susegana è composto, oltre che da Susegana centro, da quattro località: Collalto, Colfosco, Crevada e Ponte della Priula, ciascuna con proprie peculiari caratteristiche. La popolazione del comune di Susegana conta 11.951 abitanti.

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Tarzo è un comune con una popolazione di 4 446 abitanti.

Da indagini intervenute a seguito di alcuni notevoli rinvenimenti archeologici è stata accertata la presenza umana nel territorio tra il Neolitico e l'Età del Bronzo; molto interessante, fra l'altro, il materiale ritrovato comprovante l'esistenza di un insediamento palafitticolo a Colmaggiore.
Gli antichi abitatori, di stirpe veneta e celtica, presenti fin dal II millennio a.C., entrarono in contatto e furono infine assorbiti nel vasto dominio romano nel II secolo a.C. A questi primi dominatori si possono ricondurre i toponimi delle località maggiori del territorio (Tarzo, Arfanta e Corbanese).
AI crollo dell'Impero, seguirono anni di insicurezza politica funestati dal passaggio di popolazioni barbariche, che si conclusero solo con l'arrivo dei Longobardi e l'imposizione di un nuovo governo che poté godere di circa duecento anni di supremazia. Frutto della sistemazione territoriale longobarda fu la costituzione del Ducato di Ceneda (Vittorio Veneto), poi divenuto contea sotto l'impero franco. 

Fu l'imperatore Ottone I di Sassonia a donare a Sicardo vescovo di Ceneda il possesso di Tarzo: grazie a questo atto, a partire dal 962 i vescovi assunsero il titolo di Conti di Tarzo e con il titolo l'autorità temporale sul territorio. Dopo un periodo di scontri fra bellunesi, feltrini, trevigiani e cenedesi si affermò la supremazia di Treviso, rappresentata dai Da Camino, potente famiglia di feudatari. la contea di Tarzo fu ceduta da Tolberto da Camino al Vescovo di Ceneda nel 1307 e rimase possesso vescovile fino al 1769, per passare poi sotto il dominio di Venezia. Successivamente Tarzo seguì gli eventi comuni al resto del Veneto e fu conquistata prima dai francesi e poi dagli austriaci. I suoi cittadini parteciparono alla ribellione del 1848, alle imprese garibaldine, alla prima e alla seconda guerra mondiale.

Il territorio offre numerose possibilità di visita: immerso in una natura splendida,e dotato di un clima fresco d'estate e particolarmente mite in inverno, è un piacevolissimo luogo di vacanza ed è meta ideale per il turismo "del fine settimana". I sentieri sono curati, bene indicati, e facilmente percorribili a piedi o in mountain bike; i percorsi permettono di ammirare il panorama, i boschi e le affascinanti specie che li popolano, mentre le diverse tappe possibili consentono di riposarsi o scoprire bellezze artistiche di grande interesse; per i buongustai, inoltre, la sosta presso qualche luogo di ristoro è l'occasione per piacevolissime scoperte.

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L’origine dell’insediamento umano nel territorio dell’odierna Valdobbiadene risale a circa quarantamila anni fa: sono stati infatti rinvenuti numerosi manufatti che attestano una continuativa presenza umana dall’età musteriana all’età del bronzo ma, per trovare documenti collocabili storicamente, dobbiamo attendere l’anno 1116, quando l’Imperatore Enrico V, arrivato a Treviso per risolvere le solite controversie delle comunità cittadine e rurali, ricevette in udienza straordinaria i rappresentanti “notabili” del territorio e ne definì in via permanente i confini.
Il paese viene percorso da lotte continue e, circa quarant’anni più tardi, passa in soggezione a Treviso fino alla data del 1178, dopo la quale viene occupato dagli Ezzelini fino al 1260, quando torna sotto la giurisdizione di Treviso.

Percorso costantemente da lotte e depredazioni, intorno alla metà del XIV secolo cade sotto la dominazione veneziana: si pose così fine alla feudalità e, pur nel rispetto del potere politico della Serenissima, Valdobbiadene, divisa nelle sue quindici comunità rurali, ottiene una parvenza di autonomia con l’autogoverno dei Merighi, uomini democraticamente eletti in seno ai capi-famiglia.
Con l’arrivo di Napoleone e poi, con la dominazione austriaca, sorgono i Comuni, prima tre, poi due: Valdobbiadene, San Pietro di Barbozza e Bigolino, che sopravvive solo qualche anno (più tardi anche San Pietro di Barbozza verrà inglobato nel Comune di Valdobbiadene). La borghesia nascente fatta di mercanti, notai, proprietari terrieri che hanno acquisito le terre della nobiltà veneziana e che hanno nelle mani il potere politico, abbellisce la piazza di palazzi.

Si sviluppa l’industria serica, ad opera della famiglia Piva. Durante la I guerra mondiale il territorio è bersaglio di pesanti bombardamenti e viene evacuato. Con il ritorno e la ricostruzione si sviluppa la coltivazione vitivinicola, fino ai successi degli giorni odierni.

La popolazione di Valdobbiàdene conta  10 527 abitanti.

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Il territorio comunale, ubicato in posizione particolarmente felice sulla sinistra del Piave, fu frequentato in epoca preistorica da gruppi di cacciatori, che qui trovavano varietà di possibili prede.

Per quanto riguarda l'epoca preistorica, a conferma della presenza nel territorio di uomini ed animali, abbiamo i numerosi reperti riportati alla luce: manufatti in ceramica, reperti silicei e scheletri di animali ormai scomparsi, come i mammut ed i megaceri.
Le scoperte archeologiche ci aiutano a ricostruire anche l'evoluzione degli insediamenti in epoca romana, grazie al rinvenimento di una necropoli, forse originatasi per la vicinanza di un presidio o di un punto di sosta presso il fiume e presso la via Claudia Augusta Altinate, il cui tracciato correva nelle vicinanze dell'attuale territorio comunale.

Nel medioevo a ridosso del Piave sorsero un porto fluviale ed un castello, che dominava la pianura circostante e regolava l'acceso al ponte di barche sul fiume: verso gli inizi del XII secolo in prossimità del borgo fu eretta una Abbazia, poi affidata ai monaci benedettini che ebbero in custodia le reliquie di Santa Bona, riportate dalla Terrasanta dal conte Giovanni Gravone, reduce dalla Prima Crociata.
Il castello risultò un presidio di grande importanza strategica e venne conteso da numerosi signori feudali; infine, agli inizi del Cinquecento, durante la guerra tra Venezia e la Lega di Cabrai, venne attaccato e rimase distrutto. Da tempo, però, il diritto di controllo dei transiti sul ponte era passato ai monaci di Santa Bona, che nel frattempo avevano favorito la rimessa a coltura delle terre attuando una intesa opera di bonifica e di deforestazione.

Con la crescita del borgo si insediarono a Vidor altre comunità monastiche: già verso la metà del duecento era stato eretto il Pio Hospitale di Santa Maria dei Battuti, dove i viandanti e pellegrini potevano trovare rifugio.

La popolazione di Vidor conta 3.798 abitanti.

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 Vittorio Veneto nacque il 27 settembre 1866 con l'unione dei preesistenti comuni di Ceneda e Serravalle. Assunse il nome di "Vittorio" il 22 novembre1866 in omaggio a Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia.
 L'appellativo "Veneto" era usato abitualmente soprattutto dopo la battaglia e venne ufficializzato, assieme al conferimento del titolo di città, con RD 22 luglio 1923 n. 1765.

A partire dalla fine dell'Ottocento, vennero creati dei nuovi quartieri attorno alla strada che collegava le due cittadine, l'attuale Viale della Vittoria, di modo che l'unione fosse anche fisica, e lo stesso municipio fu collocato a metà strada. Tuttavia la città continua ancora oggi a dimostrare una certa bipolarità, e in effetti Ceneda e Serravalle, nonostante la vicinanza, hanno identità storiche ben distinte. Vittorio Veneto è la città italiana che fu protagonista sul fronte italo-austriaco della omonima battaglia che pose fine alle ostilità tra i due paesi sul finire della prima guerra mondiale.

Di probabili origini celtiche, in epoca romana ospitò forse un vicus fortificato legato al municipium di Oderzo. Crebbe d'importanza durante l'alto medioevo, divenendo sede di un ducato longobardo e di una diocesi. I vescovi locali ebbero inoltre il titolo di conti che mantennero anche dopo l'assoggettamento alla Serenissima. In età moderna il suo sviluppo fu ostacolato dall'accrescersi di Serravalle, mantenendo le caratteristiche di piccolo borgo ad economia agricola raccolto attorno alla piazza della cattedrale.

La città oggi ha una popolazione di 28.408 abitanti.

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